Il 76% delle PMI italiane non investe in AI. E se fosse la scelta più intelligente?

Immagine di a cura di PartneREvolution
a cura di PartneREvolution

Nel 2026 la spesa mondiale in intelligenza artificiale sfonderà i 2.500 miliardi di dollari, il 44% in più rispetto all’anno prima. Le grandi big tech promettono ai mercati investimenti sempre più aggressivi in data center e chip. E allo stesso tempo cresce, tra gli analisti, chi mette in guardia: c’è un divario enorme tra i 400 miliardi spesi in infrastrutture e i circa 100 miliardi di ricavi reali che le aziende stanno effettivamente generando con l’AI. Alcuni dei titoli tecnologici più in vista trattano a multipli che, storicamente, hanno spesso anticipato correzioni brusche.

In questo scenario, i dati sulle PMI italiane raccontano una storia diversa da quella che ci si aspetterebbe. Tra il 2023 e il 2025 la quota di imprese che usa almeno una tecnologia di AI è più che triplicata, dal 6% al 16,4%. Ma il 76% delle PMI italiane non ha ancora investito né prevede di investire in AI, e solo il 7% ha avviato un percorso di formazione strutturato sul tema. Tra le piccole realtà sotto i 50 addetti, l’adozione scende addirittura al 14,2%.

Il vero problema non è la prudenza

Verrebbe facile leggere questi numeri come un ritardo da colmare in fretta, l’ennesima corsa a cui l’imprenditore italiano arriva tardi. Noi la leggiamo diversamente. Chi aspetta spesso lo fa perché ha capito, anche solo istintivamente, che comprare un abbonamento AI generico non cambia nulla se sotto non c’è niente su cui l’AI possa lavorare. Ha visto colleghi entusiasti installare un assistente AI e poi accorgersi che non sa rispondere, perché i dati dell’azienda vivono ancora sparsi tra Excel, email e la testa di due persone chiave. L’AI, in quel caso, non ha niente da moltiplicare.

Il rischio reale, quando una bolla di questa portata si sgonfia, non è aver investito troppo presto. È aver investito nella cosa sbagliata: solo in un abbonamento, in una funzione di terzi, senza costruire nulla di proprio sotto. Se quella bolla scoppia, chi ha comprato solo “AI” resta con niente in mano. Chi invece ha investito nei propri dati, nei propri processi e nel proprio software resta con un asset reale, che l’AI di turno sale o scende.

Prima la casa, poi i mobili

È la logica con cui lavoriamo da sempre, ed è ancora più vera oggi: prima si mette ordine nei dati e nei processi dell’azienda, poi ci si aggiunge l’AI sopra. Non il contrario.

Concretamente, per un imprenditore questo significa partire da cose molto meno affascinanti di un chatbot, ma molto più solide: portare i dati che oggi vivono in fogli Excel scollegati dentro una struttura unica e interrogabile. È quello che facciamo ogni volta che colleghiamo un gestionale a LeadCRM, il nostro CRM per la gestione di anagrafiche, lead e opportunità commerciali: prima ordiniamo il dato, poi lo rendiamo intelligente. Lo stesso principio guida MedicalMAP, il gestionale per centri medici che strutturiamo per i nostri partner: prima l’anamnesi, i piani terapeutici e le comunicazioni con i pazienti vivono in un unico posto, poi diventano la base su cui l’AI può davvero aiutare chi lavora ogni giorno con quei dati.

Solo a quel punto l’intelligenza artificiale smette di essere una scommessa sulla fiducia e diventa uno strumento che moltiplica quello che l’azienda già sa fare. È la differenza tra comprare “un po’ di AI” e costruire la propria superintelligenza aziendale: l’unione ordinata di tutta l’intelligenza che oggi è già dentro l’impresa, solo dispersa.

Come lavoriamo

Per questo il nostro approccio parte sempre da un prototipo funzionale piccolo e concreto, costruito sui dati reali dell’azienda, non su una demo generica. Software sviluppato da PartneREvolution, testato prima di essere esteso, così il rischio resta basso e il vantaggio si misura fin da subito.

Se il 76% delle PMI italiane sta ancora aspettando, forse è il momento giusto per non aspettare l’AI in sé, ma per mettere in ordine quello che serve perché, quando arriverà, trovi qualcosa su cui lavorare davvero.

Valuta di più

Condividi

Articoli Correlati

Donna di profilo al laptop in ufficio al crepuscolo: videocall con i clienti salvate nel CRM

Le tue videocall vivono dentro l’abbonamento di qualcun altro. Se cambi fornitore, perdi la memoria dei tuoi clienti?

Registrazioni e trascrizioni delle videocall con i clienti restano chiuse negli strumenti di terzi. Portarle dentro il CRM significa cambiare fornitore quando vuoi, senza perdere ...
Fatture estere, calcolatrice e penna su una scrivania al tramonto

Giovedì 15 ottobre scadono le autofatture degli acquisti esteri di settembre. Quante ore ci sta mettendo la tua amministrazione?

Abbonamenti software in dollari, pubblicità online dall'estero: ogni fattura richiede un'autofattura entro il 15 del mese dopo. Ecco come togliere alla tua amministrazione la parte ...
Monitor con grafici di analisi dati su una scrivania al crepuscolo – sei imprese su dieci rinunciano all'AI per mancanza di competenze

Sei imprese su dieci rinunciano all’AI per mancanza di competenze. Ma chi ha detto che devi averle tutte in casa?

Le imprese italiane che usano l'AI sono raddoppiate in un anno, ma sei su dieci, pur interessate, rinunciano perché non hanno le competenze. Il punto ...
Imprenditore alla scrivania di sera che legge soddisfatto al laptop: il 67% dei clienti B2B non vuole parlare subito con un commerciale

Il 67% dei clienti B2B non vuole parlare con un commerciale. Almeno non subito.

Chi valuta un servizio vuole capire da solo prima di prenotare una call. Il pulsante 'Contattaci' non basta più: serve un assistente che spieghi il ...